La geopolitica ci insegna che l’amore non esiste
Gli stati non si amano. Si riconoscono, si corteggiano, si promettono fedeltà costruendo allenze e poi si tradiscono nel momento di debolezza di uno o dell’altro.
La geopolitica possiede una lucidità quasi crudele, ci ricorda che nessun legame è eterno quando la sua sopravvivenza dipende dalla convenienza.
Gli stati sono proiezioni ingrandite degli esseri umani che li governano; hanno desiderio di controllo, bisogno di riconoscimento, paura dell’abbandono, memoria delle umiliazioni passate, orgoglio e istinto di sopravvivenza.
Invece di tradimenti, silenzi e distrazioni usano sanzioni, accordi commerciali, eserciti e confini.
Esiste una storia durata così tanto che nessuno sa più distinguere l’amore dall’abitudine nè la protezione dal controllo, il rapporto tra Stati Uniti e Europa Occidentale.
Il legame transatlantico viene generalmente raccontato come una comunità fondata sulla democrazia, sulla libertà e sulla condivisione della medesima idea di Occidente.
Questa visione non è falsa ma incompleta. Le relazioni tra stati non nascono solo da prossimità culturale o condivisione di principi ma sopratutto dall’incontro tra diverse necessità.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’Europa occidentale si trovava frantumata dagli anni passati e aveva bisogno di ricostruzione economica e protezione militare. Gli Stati Uniti dall’altra parte volevano limitare l’espansione sovietica, consolidare la loro influenza come prima potenza al mondo e garantire un ordine internazionale che favorisse i loro interessi.
Il Piano Marshall e la nascita della NATO furono anche il risultato di questa convergenza. L'allenza transatlantica quindi non rappresentava altro che un rapporto basato su interessi reciproci e valori comuni che per un lungo periodo sono riusciti a convivere.
La presenza di un avversario comune rese tale convergenza molto stabile.
L’Unione Sovietica forniva agli Stati Uniti una ragione per rimanere presenti in Europa e agli Stati europei una ragione per accettare la leadership.
Con la fine della guerra fredda non finì però l’Alleanza e l’Europa continuò ad affidare una parte rilevante della propria sicurezza alla pontenza americana.
La guerra in Ucraina ha riportato al centro del dibattito una dipendenza che la pace ci aveva fatto momentaneamente dimenticare. L’Europa non ha ancora sviluppato un’autonomia militare proporzionata a quella che è la sua rilevanza nello scenario internazionale.
Washington parallelamente considera la protezione degli alleati europei come un impegno il cui costo dev’essere pagato.
Riemerge così la struttura originaria del rapporto: sicurezza in cambio di allineamento, protezione in cambio di influenza culturale ed economica.
Gli Stati Uniti e gli alleati europei sono rimasti uniti perché per molto tempo i principi e gli interessi hanno indicato la stessa direzione.
Gli stati celebrano come amicizia ciò che la storia rivela essere una coincidenza di interessi lunga a tal punto da assumere l’aspetto della fedeltà.
Forse, allora, ciò che chiamiamo amore è soltanto una coincidenza di interessi tanto profonda e duratura da sembrarci qualcosa di diverso. La storia ci insegna che ogni alleanza conserva, fin dalla propria nascita, la possibilità del tradimento. E che la fedeltà, molto spesso, non è altro che la convenienza che non ha ancora trovato una ragione per cambiare direzione.