Chi ha spento Fable 5?

Novanta minuti per spegnere il futuro. La guerra invisibile dietro il ban americano all'IA di Anthropic

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Venerdì 13 giugno 2026, alle 17:21 ora della costa est, Anthropic riceve una lettera dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Ha 90 minuti per spegnere i suoi due modelli di intelligenza artificiale più avanzati — Fable 5 e Mythos 5 — per tutti gli utenti stranieri nel mondo. Entro le 22:00, i modelli sono offline.

Il comunicato ufficiale parla di "sicurezza nazionale". Ma dietro questa formula c'è una storia molto più complicata: di rivalità commerciale, capitali sovrani asiatici, e di un CEO che chiama la Casa Bianca nel cuore della notte.

La telefonata notturna

Secondo la ricostruzione di Axios, confermata da Bloomberg e Fortune, tutto inizia giovedì sera, 12 giugno. Andy Jassy, CEO di Amazon, chiama personalmente il Segretario al Tesoro Scott Bessent e un gruppo di alti funzionari dell'amministrazione Trump. Con sé ha un report interno: Amazon sostiene di essere riuscita a "jailbreakare" Mythos 5, il modello più potente di Anthropic, accedendo a capacità che ritiene un rischio per la sicurezza nazionale.

L'amministrazione convoca Anthropic nella notte e nelle prime ore del mattino di venerdì. Le trattative durano ore. Anthropic si rifiuta di ritirare i modelli spontaneamente. Alle 13:00, il governo emette l'ultimatum: 90 minuti. La sera, arriva la lettera formale firmata dal Segretario al Commercio Howard Lutnick.

Il paradosso è evidente: Amazon è uno dei maggiori investitori di Anthropic, avendo impegnato oltre 4 miliardi di dollari nell'azienda. È anche uno dei suoi partner infrastrutturali principali attraverso AWS. Eppure è stato il suo CEO a premere il grilletto.

La prova che non convince

La risposta di Anthropic è tagliente. L'azienda afferma di aver esaminato la tecnica di aggiramento mostrata da Amazon e di averla trovata "stretta, non universale" e sostanzialmente banale. Ma soprattutto, Anthropic rivela pubblicamente quello che l'amministrazione tace: la stessa tecnica funziona identicamente su GPT-5.5 di OpenAI, e su altri modelli disponibili al pubblico.

Nessuno di questi modelli è stato toccato dall'ordine esecutivo.

Per capire come funziona il presunto jailbreak è necessaria una breve digressione tecnica. Fable 5 non è un sistema monolitico: sopra al modello vero e proprio esiste un "classificatore", un secondo sistema di intelligenza artificiale che sorveglia ogni richiesta in arrivo. Se rileva domande su hacking, biologia pericolosa, chimica o armi, devia la richiesta verso un modello meno potente. Il jailbreak di Amazon non ha "bucato" il modello stesso: ha ingannato questo filtro usando tecniche come la sostituzione di caratteri latini con equivalenti cirillici o unicode, il mascheramento di richieste pericolose dentro conversazioni molto lunghe, e l'impacchettamento di domande sensibili dentro framing narrativi o accademici apparentemente innocui. Il risultato è stato la produzione di codice per sfruttare vulnerabilità informatiche su sistemi Linux. Tecnicamente rilevante, ma — e qui sta il punto di Anthropic — realizzabile con gli stessi metodi su qualsiasi altro modello di frontiera oggi disponibile.

Katie Moussouris, CEO di Luta Security, a cui Anthropic ha mostrato il report di Amazon, è diretta: la risposta governativa "sembra completamente sproporzionata rispetto a ciò che è effettivamente nel report di ricerca."

La domanda che l'industria si sta ponendo è semplice e brutale: perché Anthropic sì e OpenAI no?

Quando il capitale è straniero

Per capire il contesto, bisogna guardare a chi finanzia Anthropic. A fine maggio 2026, appena due settimane prima del ban, Anthropic aveva chiuso il round di finanziamento Serie H da 65 miliardi di dollari, con una valutazione post-money vicina ai mille miliardi. Co-lead investor del round: GIC e Temasek, i due fondi sovrani di Singapore.

Non è la prima volta. GIC aveva già co-guidato il precedente round Serie G, e nel settembre 2025 sia GIC che il Qatar Investment Authority avevano partecipato alla Serie F da 13 miliardi.

In breve: Anthropic è, in misura significativa, finanziata da capitali sovrani asiatici e mediorientali. Questo, nell'era Trump in cui la narrativa della "sicurezza economica nazionale" è diventata lo strumento principe della politica industriale, fornisce una leva formidabile per chi vuole colpire l'azienda senza apparire mosso da interessi commerciali. Basta invocare la parola "straniero".

I vincitori silenziosi

Chi beneficia della disabilitazione di Fable 5 e Mythos 5?

Amazon stessa, in modo paradossale, potrebbe trarne vantaggio: i modelli rimossi erano in diretta competizione con quelli che Amazon offre sul suo marketplace AWS Bedrock. Avere un investimento in Anthropic non significa non desiderare di controllarne le mosse più aggressive sul mercato.

OpenAI e Sam Altman escono indenni da un'azione che ha colpito il loro principale rivale. Proprio quest'anno Anthropic aveva lanciato attacchi pubblicitari contro OpenAI durante il Super Bowl, e la rivalità tra Dario Amodei e Sam Altman è diventata uno degli assi della competizione tech globale.

xAI di Elon Musk è un concorrente diretto. David Sacks, il primo "AI and Crypto Czar" dell'amministrazione Trump e storico alleato di Musk, è uno degli architetti della politica AI della Casa Bianca. Non ci sono prove dirette di un suo coinvolgimento in questa specifica decisione, ma il perimetro politico in cui si muove è lo stesso.

Palantir e il complesso militare-tecnologico americano hanno da tempo spinto per un controllo più stretto sui modelli AI avanzati, in particolare quelli accessibili a utenti non americani.

Il fantasma della ritorsione

C'è un elemento che rende questa storia ancora più inquietante e che la stampa generalista ha largamente ignorato.

A luglio 2025, Anthropic aveva siglato un accordo storico con il Pentagono: Claude sarebbe diventato il primo modello AI di frontiera approvato per l'uso su reti classificate militari americane. Un accordo enorme, da miliardi di dollari, e un segnale di fiducia reciproca tra l'azienda e il governo.

L'accordo è crollato a febbraio 2026. Il Pentagono aveva preteso che Anthropic consentisse l'uso di Claude "per tutti gli scopi legittimi", inclusa la guerra letale autonoma e la sorveglianza di massa dei cittadini americani. Anthropic si è rifiutata. Il 9 marzo 2026, la società ha depositato una causa nel tribunale distrettuale della California del Nord, accusando il governo federale di ritorsione, violazione del giusto processo e abuso di procedura amministrativa.

Tre mesi dopo, il governo spegne i suoi modelli più avanzati. Nessuno può provare il nesso causale. Ma la sequenza temporale è difficile da ignorare.

Stato di diritto o arbitrio del principe?

Il Cato Institute, istituto di orientamento libertario, tradizionalmente vicino al mondo del business e tutt'altro che ostile all'amministrazione Trump, ha pubblicato venerdì sera stesso un'analisi legale che non lascia spazio a interpretazioni benevole. Il titolo: "L'amministrazione Trump si allontana dallo stato di diritto colpendo i modelli di Anthropic."

Il costituzionalista Kevin Frazier individua tre pilastri dello stato di diritto sistematicamente violati da questa azione.

Il primo è la pubblicità: le regole che governano la condotta dei privati devono essere conoscibili in anticipo. In questo caso, la decisione non è stata annunciata dal governo ma è stata resa pubblica da Anthropic stessa, costretta a informare i propri utenti. Il governo non ha pubblicato alcuna motivazione tecnica, alcun documento di supporto, alcuna base legale dettagliata.

Il secondo è la proattività: le norme devono consentire agli interessati di allineare il proprio comportamento prima di essere sanzionati, non colpirli retroattivamente. Nessuno nel settore aveva mai discusso seriamente la possibilità che le norme sull'export venissero applicate a modelli AI già distribuiti al pubblico. Come scrivono i giuristi Joe Khawam e Tim Schnabel su Just Security, questi strumenti legali "sono stati progettati per trasferimenti discreti di informazioni statiche tra parti note, e sono inadatti a governare sistemi AI che generano output dinamici e illimitati su richiesta di utenti potenzialmente anonimi in tutto il mondo."

Il terzo è la legalità: i poteri del governo devono avere una base normativa chiara. Qui quella base è, nella migliore delle ipotesi, discutibile.

A questi tre si aggiunge un quarto principio, quello della generalità: casi simili devono essere trattati in modo simile. GPT-5.5 di OpenAI ha la stessa vulnerabilità certificata. Non ha ricevuto nessuna lettera.

Il confronto che nessuno vuole fare

Esiste un esercizio intellettuale scomodo ma necessario: immaginare che questa stessa sequenza di eventi si fosse verificata non a Washington, ma a Pechino, Mosca o Ankara.

Un'azienda privata lancia un prodotto legalmente. Il governo ordina di ritirarlo nel giro di 90 minuti. La notifica è verbale. Le prove non vengono rese pubbliche. La motivazione ufficiale, "sicurezza nazionale", non è verificabile indipendentemente. Un concorrente con prodotti identici viene lasciato intatto. L'azienda, che aveva in precedenza rifiutato di cooperare con richieste militari del governo, si trova improvvisamente sotto attacco regolatorio.

Se fosse accaduto in Cina, lo chiameremmo quello che è: uso arbitrario del potere statale contro un'azienda privata in odore di indisciplina politica. Lo paragoneremmo alla cancellazione dell'IPO di Ant Group di Jack Ma, spento dalla banca centrale cinese nel novembre 2020 dopo che Ma aveva criticato i regolatori bancari. O al ritiro forzato di DiDi dalla Borsa di New York nel 2021, a pochi giorni dalla quotazione.

Le democrazie liberali si distinguono dalle autocrazie proprio perché hanno meccanismi che rendono tali abusi strutturalmente impossibili, o almeno enormemente costosi politicamente. Lo stato di diritto non è solo un principio etico: è il fondamento su cui si regge la fiducia dei mercati, degli investitori e degli imprenditori. È la garanzia che le regole del gioco non cambieranno nel mezzo della partita per favorire chi ha i contatti giusti.

Quello che è successo il 13 giugno incrina quella garanzia. Non la distrugge: Anthropic ha già fatto ricorso, i tribunali americani funzionano, il Cato Institute ha già scritto la critica. Ma la incrina. E ogni incrinatura in uno stato di diritto è una vittoria per chi vuole dimostrare che tra liberal-democrazia e autocrazia la differenza è solo di grado, non di natura.

Il rubinetto del gas

Quello che è successo il 13 giugno non riguarda solo Anthropic. Riguarda i 450 milioni di cittadini europei e le decine di milioni di imprese che ogni giorno dipendono da sistemi AI, quasi tutti americani, per lavorare, produrre, competere, decidere.

Poniamo la domanda in modo diretto: cosa succederebbe se l'Europa si trovasse domani in aperto disaccordo con Washington su un tema cruciale, le sanzioni alla Russia, i dazi, il sostegno a Taiwan, la gestione dei flussi migratori, e l'amministrazione americana decidesse di usare la leva AI come strumento di pressione geopolitica? Il precedente del 13 giugno dimostra che è tecnicamente possibile, politicamente praticabile e legalmente, almeno nelle intenzioni dell'amministrazione Trump, giustificabile.

L'Europa non ha risposta a questo scenario. Non perché le manchi la capacità tecnica o il talento, ma perché ha scelto, per decenni, per pigrizia strategica o per fiducia mal riposta nell'atlantismo, di non costruire quella risposta.

La "sicurezza nazionale" invocata da Washington non è una bugia: è solo metà della verità. L'altra metà è che il controllo sull'AI di frontiera è oggi uno dei principali strumenti di potere industriale, di vantaggio militare, di dominanza energetica. Chi controlla i modelli controlla l'automazione, la logistica, la ricerca scientifica, la difesa, l'analisi dell'intelligence. Chi può spegnerli, con 90 minuti di preavviso, controlla anche chi li usa.

L'Europa ha bisogno di un sistema AI sovrano. Non per nazionalismo tecnologico, non per protezionismo fine a se stesso. Ma perché senza un'alternativa credibile e propria, qualsiasi minaccia di disconnessione, reale o implicita, trasforma il continente in un soggetto ricattabile. E un'Europa ricattabile non è un'Europa sovrana.

Il progetto non è impossibile. L'Europa ha i dati: il mercato unico da 450 milioni di persone è uno dei dataset più ricchi del mondo. Ha le università, ha i ricercatori, ha la capacità computazionale potenziale. Ha le imprese che potrebbero finanziarsi in un mercato regolamentato e trasparente, libero dai condizionamenti dei fondi sovrani americani e dalla variabile impazzita della politica di Washington.

Quello che non ha, ancora, è la volontà politica di trattare l'AI come infrastruttura critica di sicurezza nazionale, esattamente come ha imparato a trattare il gas dopo il febbraio 2022.

La lezione di quella crisi fu brutale ma chiara: dipendere per la propria energia da un attore che può chiudere il rubinetto è una vulnerabilità esistenziale, non un dettaglio tecnico. La lezione del 13 giugno 2026 dovrebbe essere altrettanto chiara: dipendere per la propria intelligenza artificiale da un attore che può spegnere i server con 90 minuti di preavviso è la stessa identica vulnerabilità, con la stessa identica urgenza.

Fable 5 è spenta. La domanda che l'Europa deve porsi non è quando tornerà online. È quando inizierà a costruire la propria sovranità.

La risposta, del resto, esiste già. Il 9 settembre 2024, Mario Draghi ha consegnato alla Commissione europea un rapporto di quasi quattrocento pagine sul futuro della competitività del continente. Dentro ci sono 170 proposte concrete e urgenti. Ci sono i supercalcolatori, la sovranità sui dati, i modelli AI europei settoriali, il cloud europeo, il calcolo quantistico. Ci sono, scritte nero su bianco, esattamente le vulnerabilità che il 13 giugno 2026 si sono materializzate in novanta minuti di ultimatum.

Quel rapporto è rimasto, in larga parte, un documento. Non è diventato una politica. Non è diventato un bilancio. Non è diventato un'urgenza.

Forse adesso lo diventerà?!

Fonti: Axios | Fortune | Time | Bloomberg | CNBC | Al Jazeera | The Decoder | TNGlobal | Cato Institute | Dichiarazione ufficiale Anthropic